L’agenda Grillo non è male

Mi piace quest’agenda, più di quella di Monti. Sembra più una lista dei desideri che un programma di governo. Quello di Monti è invece soltanto una agenda elettorale, a mio modo di vedere.

1 – Legge anticorruzione
2 – Reddito di cittadinanza
3 – Abolizione dei contributi pubblici ai partiti (retroattivi da queste elezioni)
4 – Abolizione immediata dei finanziamenti diretti e indiretti ai giornali
5 – Introduzione del referendum propositivo e senza quorum
6 – Referendum sulla permanenza nell’euro
7 – Obbligatorietà della discussione di ogni legge di iniziativa popolare in Parlamento con voto palese
8 – Una sola rete televisiva pubblica, senza pubblicità, indipendente dai partiti
9 – Elezione diretta dei candidati alla Camera o al Senato
10 – Istituzione di un politometro per la verifica di arricchimenti illeciti da parte della classe politica negli ultimi vent’anni
11 – Massimo di due mandati elettivi
12 – Legge sul conflitto di interesse
13 – Misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa sul modello francese
14 – Ripristino dei fondi tagliati alla Sanità e alla Scuola pubblica con tagli alle Grandi Opere Inutili come la Tav
15 – Informatizzazione e semplificazione dello Stato
16 – Accesso gratuito alla Rete per cittadinanza

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    Due siciliani che sanno leggere e raccontare ciò che accade cantando

    Chiacchiero ogni tanto di politica con i miei amici Merighi e Troja. Due veri artisti, geni incompresi o subiti dai protagonisti delle stanze del potere, siciliani e non solo.

    Hanno prodotto l’ennesima parodia del loro vastissimo repertorio: una splendida versione di “Se mi lasci non vale” che fu un successo memorabile del miglior Julio Iglesias amato negli anni ottanta dalle nostre mamme. In questo caso però è il Presidente Napolitano che canta al suo amato premier lo scenario possibile per la fine di un amore.

    Speriamo che non sia proprio tutto come lo cantano Merighi e Troja ma ancora una volta qui c’é un video da vedere, da ascoltare da ridere e certamente da fare riflettere.

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      La soluzione per ILVA: tra conflitto istituzionale ed affari miliardari

      E alla fine hanno risolto. A loro modo. La magistratura ha disposto una cosa, il governo ne ha disposta un’altra di segno opposto per mezzo di un decreto. La magistratura ventila profili di incostituzionalità su quel decreto. Il governo sostiene di avere operato nel rispetto della legge e della costituzione.
      Gli attori in campo, dal lato del governo, gli stessi che in qualche modo hanno costruito il mostro ILVA per come è impazzito in queste ultime settimane. Penso a Passera ad esempio, lo stesso ministro che avverte, con un tono ricattatorio tipico del fronte degli industriali “per bene” italiani, che o si prosegue nella direzione indicata dal decreto o l’azienda andrà verso la chiusura ed  oltre ai danni industriali conteremo definitivamente il costo sociale conseguente a migliaia e migliaia di persone senza lavoro per effetto di quella chiusura.
      Temo che alla fine potranno accadere due cose:
      la prima ipotesi che intravedo prevede che i miliardi necessari per il risanamento dell’ILVA sul piano ambientale dovranno essere sborsati da noi contribuenti restando la proprietà privata in mano agli stimatissimi Riva (stimatissimi da Passera e dal governo tutto naturalmente);
      la seconda ipotesi trova invece la soluzione di tutto mediante l’acquisizione di ILVA da parte di un qualche gruppo straniero che sempre con il concorso ed il sostegno del governo potrà concludere un affare miliardario dai profitti altissimi.
      La terza via, quella della chiusura, serve ad alzare la tensione ed a tenere alta la pressione sociale perché qualche affare privato e miliardario si possa concludere velocemente.
      No. La trilaterale, il gruppo  Bilderberg e la massoneria italiana o internazionale non c’entrano nulla. Lavorano tutti a spron battuto per il bene dell’Italia.  Ciò è evidente ad esempio  nel momento in cui ieri, sempre per decreto, il  governo italiano ha concesso aiuti almeno ad una banca, il Monte Paschi Siena, per 3,2 miliardi di euro.
      mah…

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        Dell’Ilva e dell’industria italiana

        Avrei voluto, in questi giorni, lasciare memoria in queste pagine di quanto è accaduto la scorsa settimana a Catania, nell’ambito del Sud Web Expo.
        Avrei voluto approfondire e commentare, mi ero ripromesso di farlo,  l’interesse e l’entusiasmo di quanti hanno partecipato attivamente alla manifestazione, dei giovani imprenditori, blogger e appassionati che si sono fatti coinvolgere nell’esperimento e con i quali conto di potermi mettere subito a lavoro per l’avvio a regime dell’iniziativa, nel 2013.
        Ma una vicenda che sta accadendo in Italia in questi giorni, o meglio che in questi giorni sta venendo alla luce in tutta la sua drammaticità, determina su di me un allentamento dell’entusiasmo e di qualunque anche minimo sprazzo di ottimismo. La vicenda dell’ILVA.
        Non sto qui a commentare quanto si intravede già adesso in merito a connivenze, probabili corruzioni, scelte irresponsabili. Siamo dinanzi all’ennesima dimostrazione del fatto che l’Italia ha, ha avuto e rischia ancora di avere una classe dirigente in larga parte meritevole di risiedere in un campo di concentramento. Lasciamo stare ogni considerazione ulteriore.
        Sorvolando sulle responsabilità, al momento, non si capisce cosa privilegiare in quella vicenda: le morti per cancro nel caso in cui gli stabilimenti mantenessero l’operatività nelle medesime condizioni in cui hanno lavorato dai tempi della privatizzazione ad oggi o la morte per fame nel caso in cui per garantire le condizioni di sicurezza ambientale quello stabilimento dovesse chiudere definitivamente? Due tipi di morte diversa per tante famiglie, per una città, probabilmente per un paese intero.
        Ma la storia è sempre la stessa. E’ la storia d’Italia dal dopo guerra ad oggi. Una storia scritta insieme dal potere politico e da quello industriale, infarcita da esperienze di ricatto di certi industriali, tutti, che quando hanno un problema aziendale sono sempre bravi a scaricarlo sui dipendenti. Una storia dove domina ancora una certa confindustria che non si capisce cosa e chi rappresenti se non una lobby ben organizzata con un cappello presentabile utile a nascondere sotto il bavero affari spesso discutibili ma certamente forieri di lauti profitti.
        E’ la storia d’Italia che il ricambio della classe dirigente o il passaggio alla terza repubblica potrebbero consentire di cambiare,  soltanto in teoria.
        Ad ogni modo qui riporto il mio refolo di ottimismo ed archivio il convegno conclusivo di Sud Web Expo cui hanno partecipato con grande disponibilità e cortesia, oltre ai miei amici Salvatore Carrubba e Francesco Lamiani,  anche Michela Giuffrida, Andrea Lodato, Paolo Madron e Luca De Biase.

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          Questa settimana: il primo SudWebExpo

          Secondo l’Osservatorio Nielsen, gli investimenti pubblicitari su internet nel periodo gennaio-luglio 2012 sono cresciuti del 15% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente. In calo invece carta stampata (-15%), tv (-10%) e radio (-6%).
          Lo scenario per la fine del 2012 non è roseo nemmeno per internet, ma il trend di crescita della raccolta pubblicitaria on line ed il promettente spostamento degli investimenti dagli altri mezzi all’online è una delle ragioni che ci ha spinto a ideare e mettere in campo nella sua prima edizione il SudWebExpo, il primo salone sull’informazione in rete e le nuove frontiere della comunicazione in Sicilia.
          Il SudWebExpo si terrà a Catania, all’interno del più noto Expobit, il salone internazionale dell’innovazione tecnologica che si tiene ormai per la 17ma edizione, dal 22 al 25 novembre prossimo.  Poniamo la prima pietra su un modello di manifestazione che in futuro potrà tenersi a Palermo come a Bari, a Tunisi come a Napoli. Un luogo di incontro per operatori dell’informazione indipendente alla ricerca di un modello di business sostenibile.
          Ne darò conto nei prossimi giorni e ne racconterò l’evoluzione.

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            21 giornalisti ben organizzati non sono troppi per la Regione Sicilia

            Le prime mosse di Crocetta nuovo Presidente della Regione Siciliana, sembrano interessanti. Quasi tutte. Può sembrare assurdo ma proprio io per primo condivido il taglio netto alle consulenze o la riduzione del personale negli uffici di diretta collaborazione del Presidente, gabinetto e segreteria particolare.
            Crocetta ha una sfida importante davanti: risollevare la Sicilia, o salvarla dal baratro, trovando la maggioranza in assemblea e sul territorio, tra la gente, così come ha dichiarato nella festa di sabato scorso a Palermo, con Battiato. Per vincere questa sfida deve mettere in campo azioni popolari e/o populiste insieme ad una innovazione amministrativa che mai si è vista in Sicilia, semmai sia stata sempre soltanto annunciata. Speriamo bene.
            Ad ogni modo, almeno una delle cose annunciate da Crocetta mi sembra una sonora sciocchezza e mi sento in dovere di dichiaralo.
            La riduzione del personale dell’ufficio stampa della Regione. 21 addetti stampa sono troppi, ha detto il Presidente della Regione Sicilia, ne basteranno 5.
            Avrebbe dovuto o potuto annunciare la ristrutturazione di quell’ufficio, la riorganizzazione dei servizi e la revisione dei processi di controllo delle prestazioni del personale giornalistico, avrebbe potuto ripescare un certo progetto per l’istituzione dell’Ufficio per la Comunicazione Regionale che giace nei cassetti della presidenza da un paio d’anni, avrebbe potuto verificare come incrementare la produttività e l’efficienza di quel personale. Avrebbe potuto ricorrere proprio a quel personale per mettere in piedi un dispositivo di comunicazione istituzionale capace di rendere trasparente l’azione amministrativa e politica del nuovo governo.
            Avrebbe potuto e dovuto fare il possibile per comprendere di quali professionalità dispone la presidenza e come possono essere utilizzate tali professionalità anche per migliorare l’immagine della Sicilia nel mondo, l’attrazione degli investitori, prima di annunciare tagli o licenziamenti. Forse lo ha fatto per accattivarsi la benevolenza di qualche migliaio di giornalisti precari, collaboratori di testate on line e non, che mai e poi mai, con i tempi che corrono, potranno accedere nel loro futuro professionale ad un contratto da caporedattore, sia nel pubblico che nel privato?
            Il mio giudizio, lo dico, probabilmente è condizionato dalla conoscenza personale di quei giornalisti, ma sono convinto che riorganizzati, motivati e resi partecipi di un percorso di comunicazione fondamentale per la Sicilia, quei giornalisti darebbero un contributo importante all’amministrazione ed alla Regione Sicilia.
            Per intanto la mia solidarietà, nella speranza che l’annuncio di Crocetta non si traduca in azione, a tutti i giornalisti dell’ufficio stampa della Regione e il mio apprezzamento a Piero Messina che ha posto subito le sue dimissioni da coordinatore di quell’ufficio che oggi non si sa quale futuro avrà.

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              Di comunicazione elettorale e campionato di calcio

              Certo che queste elezioni regionali siciliane non sono state un grande spettacolo. E sul versante della comunicazione politica ed elettorale  si può certamente dire che ciò che di meglio si è visto, di più interessante, non è stato efficace sul piano della raccolta del consenso.
              Tutti i partiti, ad eccezione di Grillo e del movimento 5 stelle (che avendo speso quasi nulla ha ottenuto il massimo del consenso in una regione dove comunque sono andate a votare meno della metà di coloro che avrebbero potuto, e dovuto, farlo), hanno dimezzato i consensi. E’ stato dimostrato che non è vero quando si dice che “chi più spende meno spende”.
              Nemmeno la war room di Miccichè, l’organizzazione migliore, il migliore responsabile per la comunicazione, nè il migliore addetto all’informazione ed alla controinformazione, hanno potuto controvertire la volontà popolare. Professionisti, non è un eufemismo, che hanno utilizzato il breve tempo in cui hanno assunto quella posizione per risolvere faide personali e battaglie private di bassa lega. Un pessimo lavoro per il committente. Un risultato finale all’altezza delle aspettative degli osservatori esterni e disinteressati.

              Ad ogni modo, in Sicilia non è cambiato nulla. E’ cambiato il mazziere ma il gioco è sempre lo stesso. Un pò come accade nel campionato italiano di calcio: annullati scudetti,  revocati titoli, ripulite le squadre da  calciatori corrotti e mandati in pensione arbitri chiacchierati, ma la Juve è sempre li, vince in dispregio dell’etica e della morale, ieri come oggi e purtroppo anche domani, forse.

               

               

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                Mi limito ai fatti

                Questo blog è pressoché inutile, avrei tante cose da dire e da scrivere ma, al momento, non ne ho il tempo e la voglia. Probabilmente ritornerò ad occuparmene quando smetterò di lavorare per il Presidente della Regione Siciliana, quando avrò più tempo. Mi piacerebbe scrivere di comunicazione on line, di comunicazione istituzionale e di qualche esperienza, bella o brutta, che ho fatto in questi anni. Ma al momento lavoro per la presidenza della regione siciliana, mi hanno appena affidato l’incarico che più o meno in continuità svolgo dal 2010.

                Fino ad oggi, e ancora per qualche tempo ritengo, utilizzo questo blog soltanto per mettere qualche puntino sulle i ogni qualvolta la macchina del fango si muove contro di me che ho la “colpa grave” di lavorare per una personalità ingombrante qual è Raffaele Lombardo. Solo per lasciare agli atti la mia versione dei fatti, quella di un professionista più o meno bravo che si è costruito un curriculum più o meno bello, esclusivamente con il ricorso al proprio lavoro e al proprio sacrificio e non certo richiedendo favori, procacciando affari loschi, intessendo relazioni pericolose e conflitti d’interesse di alcun genere.

                Ma questa è la mia versione dei fatti, altrove la confutano fin troppo spesso, arriverà il momento in cui gli scenari futuri e la storia delle persone, quella di tutti i soggetti in campo, potrà essere chiaramente esposta senza il rischio di essere o sembrare di parte. Arriva il momento in cui le chiacchiere stanno a zero.

                Livesicilia pubblica questo articolo, lo fa nella giornata di ieri.

                I fatti
                Server srl è una Società di formazione che esiste dal 1995 e che ho diretto dal 2001 al 2010. Le quote della Server Srl sono possedute per il 75% dal sottoscritto e per il 25% da Ninni Sciortino, mia moglie.

                Quest’anno la Server Srl non ha incassato, per il piano regionale dell’offerta formativa, la somma di 886 mila euro ma meno di 1/5 a valere su attività di competenza del 2011.

                Al momento in cui scrivo i 10 dipendenti della Server srl (erano 11 fino a qualche tempo fa ma la Server srl non ha potuto fare a meno di avviare la stagione dei licenziamenti a causa della forte crisi generale e di comparto) sono tutti in cassa integrazione.

                Si può scrivere qualsiasi cosa altrove ma io mi limito ai fatti.

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                  Politici, internet e blog elettorali

                  Leggo di politici ed internet e dei limiti o degli errori che compie Raffaele Lombardo sul suo blog: si apre al confronto ma con più di un filtro, gli utenti che vogliono commentare devono essere registrati, talvolta la sua strategia fa cortocircuito con la cronaca.

                  Pare, a proposito, che mentre il Presidente Napolitano visitava la Sicilia il Presidente Lombardo twittava di Terraferma, capolavoro di Crialese coprodotto dalla Regione Siciliana, alimentando oltremodo l’imbarazzo dovuto dall’assenza del Presidente della Regione nel comitato d’accoglienza.

                  Vabbè, non entro nel merito delle scelte di Lombardo: ha ritenuto di incontrare Napolitano in privato e poi di ascoltare il suo intervento alla Storia Patria. Nessuna polemica, né alcun imbarazzo, se non quanto riportato da arguti cronisti in cerca di scoop.

                  Ma la scelta di porre un filtro, la registrazione, ai commenti sul suo blog è quella si una scelta opportuna e autentica che va difesa. Una scelta che premia il commentatore, anche quello ipercritico sulle scelte e sulle affermazioni del governatore, consente di alimentare conversazioni reali tra persone che hanno una identità certa dietro al nick che utilizzano e isola i troll ed i disturbatori in genere che popolano la rete non contribuendo certo a farne un ambiente sempre utile e produttivo.

                  E poi il twitter di Raffaele Lombardo, oltre 4500 follwers, più di qualunque altro politico siciliano su quel social network. Bisognerebbe chiedersi come mai o perché.

                  La mia posizione è certamente parziale e condizionata dall’esperienza perché sono io che fino ad oggi aiuto Lombardo nel determinare la sua presenza in rete, ma il mio giudizio è netto: Lombardo non sa utilizzare a fondo internet ma ne comprende meglio di tanti altri più esperti, politici e non, le opportunità di utilizzo. Non ha intrapreso l’esperienza del blog in occasione delle elezioni per abbandonarlo subito dopo, ma ha aperto il blog dopo oltre un anno dal suo insediamento alla presidenza della Regione. Utilizza il blog ed i social network, i cui utenti sono spesso ferocemente critici verso il suo operato, come strumento di ascolto e di ripensamento: puoi dirgli di tutto, nei limiti della decenza e della buona educazione, ma devi metterci la faccia.

                  L’argomento, il web marketing politico elettorale, mi interessa. Devo tornare a parlarne in queste pagine più spesso.

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                    Interrogazione parlamentare?

                    Apprendo che il senatore dell’Italia dei Valori Fabio Giambrone ha presentato un’interrogazione su di me e sulle mie attività impreditoriali. Apprendo di essere diventato, a mia insaputa e con mia enorme sorpresa, una sorta di grande manovratore di fondi regionali e delle complessa macchina dell’informazione in Sicilia.

                    Sono disponibile a illustrare nel dettaglio, al senatore Giambrone e a chiunque sia interessato, la verità su di me, sulle mie attività imprenditoriali, che da un preciso momento, coinciso con la mutazione di alcuni assetti societari di un preciso prodotto editoriale che ho contribuito a fondare un paio di anni fa, sono stati strumentalmente indicati come modello del malaffare e di un certo sistema di potere in Sicilia.
                    Fino ad adesso ho preferito lasciar correre e non dare peso a tutte le scorrettezze e maldicenze artatamente dette e scritte sul mio conto, certo della trasparenza della mia condotta morale. Ma il rimbombare di questa cassa mediatica, che arriva anche alle orecchie del senatore di Italia dei Valori, mi colpisce. Con umiltà ammetto di essere rimasto stupito dall’attenzione manifestata dal senatore dell’Italia dei Valori.

                    Ritengo che il senatore Giambrone, in assoluta buona fede, abbia dato eccessiva considerazione alle illazioni del curatore del suo blog, mio ex socio con cui i rapporti non sono idilliaci, senza verificare la loro veridicità.

                    Lungo è l’elenco delle inesattezze riportate sull’interrogazione parlamentare e riprese dal Venerdì di Repubblica oggi. Ne cito solo una, la più eclatante, quella di “essere responsabile della cabina di regia, la struttura che sovrintende la pianificazione della pubblicità regionale”. Questa, come altre, è un’affermazione totalmente infondata in quanto non sono responsabile di alcuna cabina di regia né informalmente né formalmente.

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