Leggo di politici ed internet e dei limiti o degli errori che compie Raffaele Lombardo sul suo blog: si apre al confronto ma con più di un filtro, gli utenti che vogliono commentare devono essere registrati, talvolta la sua strategia fa cortocircuito con la cronaca.
Pare, a proposito, che mentre il Presidente Napolitano visitava la Sicilia il Presidente Lombardo twittava di Terraferma, capolavoro di Crialese coprodotto dalla Regione Siciliana, alimentando oltremodo l’imbarazzo dovuto dall’assenza del Presidente della Regione nel comitato d’accoglienza.
Vabbè, non entro nel merito delle scelte di Lombardo: ha ritenuto di incontrare Napolitano in privato e poi di ascoltare il suo intervento alla Storia Patria. Nessuna polemica, né alcun imbarazzo, se non quanto riportato da arguti cronisti in cerca di scoop.
Ma la scelta di porre un filtro, la registrazione, ai commenti sul suo blog è quella si una scelta opportuna e autentica che va difesa. Una scelta che premia il commentatore, anche quello ipercritico sulle scelte e sulle affermazioni del governatore, consente di alimentare conversazioni reali tra persone che hanno una identità certa dietro al nick che utilizzano e isola i troll ed i disturbatori in genere che popolano la rete non contribuendo certo a farne un ambiente sempre utile e produttivo.
E poi il twitter di Raffaele Lombardo, oltre 4500 follwers, più di qualunque altro politico siciliano su quel social network. Bisognerebbe chiedersi come mai o perché.
La mia posizione è certamente parziale e condizionata dall’esperienza perché sono io che fino ad oggi aiuto Lombardo nel determinare la sua presenza in rete, ma il mio giudizio è netto: Lombardo non sa utilizzare a fondo internet ma ne comprende meglio di tanti altri più esperti, politici e non, le opportunità di utilizzo. Non ha intrapreso l’esperienza del blog in occasione delle elezioni per abbandonarlo subito dopo, ma ha aperto il blog dopo oltre un anno dal suo insediamento alla presidenza della Regione. Utilizza il blog ed i social network, i cui utenti sono spesso ferocemente critici verso il suo operato, come strumento di ascolto e di ripensamento: puoi dirgli di tutto, nei limiti della decenza e della buona educazione, ma devi metterci la faccia.
L’argomento, il web marketing politico elettorale, mi interessa. Devo tornare a parlarne in queste pagine più spesso.
